GHOST CAT ANZU
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(Bakeneko Anzu-chan - 2024)
(lungometraggio d'animazione)
Regia di: Nobuhiro Yamashita, Yoko Kuno
Sceneggiatura di: Shinji Imaoka
Storia originale di: Takashi Imashiro
Produttori: Emmanuel-Alain Raynal, Hiroyuki Negishi, Keiichi Kondo, Pierre Baussaron
Produzione: TV Asahi, Charades, GKids, Miyu Productions, Marui Group. TOHO, Shin-Ei Animation, NBC Universal Entertainment, AT-X
Animazioni: Miyu Productions, Shin-Ei Animation
Edizione Italiana: Dynit, Adler Entertainment
USCITA ITALIANA: 9 MARZO 2026
Il manga in un unico volume di Takashi Imashiro pubblicato da Kodansha nel 2007 diventa un film grazie agli sforzi congiunti di uno studios d'animazione Giapponese e uno Francese.
La storia inizia il giorno in cui padre e figlia si presentano nel tempio di proprietà del nonno, tre anni dopo la morte della madre della ragazzina. Il padre si allontana per risolvere alcuni suoi problemi lasciando la figlia con il nonno che non sapeva neanche della sua esistenza. La ragazza si ritrova catapultata dalla grande metropoli di Tokyo alla più tranquilla provincia rurale, in una assolata estate intenta a farsi nuove amicizie. Ma la cosa più strana che la ragazzina scorge dal primissimo giorno è un enorme gatto fulvo in grado anche di parlare che se ne va in giro in sella ad un motorino. Il nonno lo presenta come il loro gatto-fantasma Anzu. Da quel giorno per la protagonista si susseguiranno avventure sempre più strane che la porteranno fin in luoghi in cui un umana non dovrebbe mai mettere piede.
La storia apparentemente semplice quanto caotica, che ci mette un pò a carburare, presentando inizialmente i personaggi e poi gradualmente i tasselli che definiscono il cuore della storia. La narrazione si mantiene su livelli molto leggeri, con pochi dialoghi e un ritmo lento, fino all'impresa che porterà i protagonisti in un viaggio lontano dal mondo terreno e ritorno, miscelando realtà e mitologia tradizionale Giapponese. In novanta minuti c'è il tempo per definire per bene i pochi personaggi e alcuni altri che avranno piccole e meno piccole parti; elementi il cui ruolo sarà (prima o poi) palesato e concatenato alla narrazione. Una commedia con strani ritmi comici ed elementi drammatici, tra bizzarrie e sentimenti profondi, legati principalmente ai protagonisti, miscelati abilmente insieme e diretti ad un ampio pubblico, sia giovane che adulto. Una trama apparentemente strana, ma che occorre seguire fino alla fine per vederla quadrare.
L'autore include elementi mistici nel racconto, anche violenti, con demoni che torturano e un'aldilà inquietante, e li contrappone pochi minuti dopo ad animali antropomorfi molto giocosi, buffi e teneri, omaggi o ispirati all'universo Ghibli. La rappresentazione dei personaggi è comunque molto reale, anche per la loro poca bontà. Forse a salvarsi è solo il nonno-sacerdote del tempio, mentre tutti gli altri, dalla giovane protagonista al gatto fantasma fino allo scellerato padre, non fanno fatica a mostrare i loro lati negativi, manipolatrici, scurrili, falsi, che nascondono spesso delle esperienze di vita con più bassi che alti, esperienze che ne hanno formato il carattere. Nonostante questo il pubblico non faticherà ad empatizzare con loro, cercando di saperne sempre di più.
Tecnicamente il film è stato prima girato con attori dal vivo e poi trasformato in animazioni grazie alla tecnica del rotoscoping (disegno che ricalcano i frame delle riprese). Sono due i registi, inusuale in un progetto animato Giapponese, ma ognuno ha coperto una fase della produzione: uno ha seguito le riprese dal vivo e l'altro la fase in animazioni. Una tecnica il cui risultato ha dato molto fluidità alle animazioni, ai gesti e alle espressioni dei personaggi. Un tocco certamente più umano di molti altre produzioni di settore. Occorre però sottolineare che i disegni sono generalmente molto semplici, con poca profondità di colore (cosa sottolineata dal budget dell'opera), opposta a sfondi invece molto curati e colorati. Non mancano neanche dei momenti d'azione, con inseguimenti su strada che alzano il livello della tensione e si contrappongono alla quasi totalità di scene a camera fissa di cui la storia fa uso.
Il finale è diretto quanto crudo, magari non adattissimo ai più piccoli, ma comunque in linea con la stravagante narrazione. Una storia piccola e capace di intrattenere e, forse, anche di emozionare.

